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1) Il decreto l.vo 150 ha ridotto gli spazi della contrattazione integrativa. Che senso può avere ancora la contrattazione di istituto? L’Unicobas ritiene non applicabile alla scuola lo scippo delle materie più importanti della contrattazione di istituto. La magistratura s’è prevalentemente espressa in tal senso (una sola sentenza legittima il D.l.vo 150, contro varie opposte). Non sarebbe la prima volta che l’Unicobas riesce ad inceppare leggi anticostituzionali, come nel caso della ritenuta per malattia disposta da Brunetta, che abbiamo fatto rinviare alla Corte Costituzionale. L’ambito datoriale non può modificare, inaudita altera parte, ciò che è regolato per contratto. Aspettiamo ‘al varco’ Confederali ed ‘Autonomi’, quando s’arriverà al rinnovo di quel CCNL che, anche per il silenzio delle OOSS firmatarie, pare peraltro sempre più lontano. Vedremo se vogliono limitare lo strapotere dei dirigenti (introdotti da loro): sinora (e dal 1995!) li hanno contrattualmente definiti addirittura ‘datori di lavoro’, aprendo la strada all’assunzione ed alla valutazione discrezionale del personale, come vorrebbe il Ddl Aprea, del quale si ricomincia a parlare in Parlamento. 2) Quale dovrebbe essere secondo lei la funzione principale delle RSU di istituto ? Garantire il rispetto delle funzioni e degli organi collegiali, della libertà di insegnamento e dell’equità nella distribuzione delle risorse. Poi, a latere, occorrerebbe una legge democratica, con elezioni su lista nazionale e non solo di singola scuola per definire davvero la rappresentanza sindacale di ogni sigla. Non l’infingimento attuale che non ci consente neppure – dove non abbiamo RSU già elette – il diritto di assemblea in orario di servizio per presentare il nostro programma. 3) Può provare a condensare in due e tre “slogan” il programma che il suo sindacato proporrà nel corso delle prossime elezioni ? L’Unicobas è per l’uscita dal pubblico impiego, con un contratto specifico per la scuola (Docenti ed Ata). Il D.l.vo 29/’93 ha eliminato per legge ruolo, scatti d’anzianità biennali (sostituiti da gradoni di 6, 7 anni, oggi molto più che ‘congelati’), ed aumenti superiori all’inflazione programmata. Per una categoria ridotta ormai all’ultimo livello retributivo in Europa significa l’impossibilità di qualsiasi pur minimo avvicinamento alla media salariale del continente. Con queste norme, tutte le organizzazioni sindacali che parlano di “stipendio europeo”, ma non vogliono l’uscita dal P.I., prendono in giro la categoria. Confederali e Snals sono stati gli artefici dell’operazione, per i Cobas non si deve uscire dal pubblico impiego, la Gilda appoggia il Ddl Aprea con un contratto separato fra Docenti ed Ata, offensivo per i secondi ed inutile per i docenti perché resteremmo dentro le stesse norme. Le altre sigle neppure se ne sono accorte. Occorre invece riconoscere la dimensione particolare della scuola che, com’è per l’Università, deve essere portata fuori dal mondo impiegatizio. Tutte le figure della scuola esercitano mansioni specifiche. Anche i collaboratori scolastici hanno responsabilità di vigilanza che non gravano sui pari livello del P.I.. Da ciò discende il resto. Anno sabatico di aggiornamento. Preside elettivo. Creazione del Consiglio Superiore della docenza, preposto alla definizione del codice deontologico, a curare l’ambito disciplinare e della valutazione (eliminando i test Invalsi), al controllo su formazione di base ed in itinere. Max 20 alunni per classe. Defiscalizzazione spese per aggiornamento e materiale didattico. Ingresso gratuito nei musei. Pieno riconoscimento anzianità per Ata ex Enti Locali. Estinzione esternalizzazione dei servizi. Abrogazione disposizioni vessatorie per docenti ex art.113 ed ATA inabili. Istituzione DOA di istituto (maggiorazione del 10% dell’organico) per assorbimento del precariato; continuità didattica; recupero alunni; integrazione multiculturale; sostituzioni per assenze brevi. Copertura posti Ata vacanti. Retribuzione del personale precario in base all’anzianità di servizio. Eliminazione dei finanziamenti alle scuole private. Chiusura scuola dell’Infanzia contestualmente alla Primaria ed eliminazione dell’anticipo a due anni e mezzo. Stabilizzazione del sostegno per la continuità didattica, con la creazione di una specifica classe di concorso. No alla regionalizzazione dell’Istruzione Professionale e Tecnica ed alla riduzione a 4 anni dei Licei. Conferenza Nazionale per una vera riforma dell’istruzione pubblica: obbligo sino a 18 anni, compreso l’ultimo anno della Materna. Poi 5 anni di Primaria, 3 di Medie e 5 di Superiori. Sviluppo dei Centri Territoriali Permanenti per istruzione e formazione ricorrente e permanente, diffusione della lingua italiana e multicultura. Revisione criteri di reclutamento e formazione di base dei docenti, con lauree direttamente abilitanti, biennio e tesi ad indirizzo; infine graduatoria nazionale di merito e due anni di tirocinio pratico tutorato prima a livello accademico, poi di singola scuola (al momento della proposta di assunzione).

Elezioni RSU Scuola

http://is.gd/modulisticarsu2012

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